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  • Massimiliano Becco Gagliardo

La memorizzazione delle emozioni

Updated: Apr 28



E stato scritto tantissimo sull'importanza di restare nel presente. Ci sono statistiche che indicano chiaramente quanto la gente faccia fatica a restare ancorata al presente, in qualsiasi momento della vita, dalla guida distratta al divorzio.

Nel presente, tutte le possibilità esistono simultaneamente. Quando siamo nel presente, quando siamo "nell'istante", possiamo andare oltre lo spazio e il tempo e trasformare in realtà una qualsiasi di quelle possibilità. Se siamo impantanati nel passato, però, queste potenzialità non esistono.

Abbiamo imparato che quando noi esseri umani cerchiamo di cambiare, reagiamo come se avessimo una dipendenza, perché effettivamente dipendiamo dai nostri modi d'essere chimici più familiari. Sai bene che quando hai una dipendenza è come se il tuo corpo avesse una mente tutta sua. Nel momento in cui gli eventi del passato innescano le stesse reazioni chimiche dell'incidente originario, il corpo pensa di rivivere nuovamente lo stesso evento. Una volta che il corpo viene condizionato a essere la mente subconscia, prende il sopravvento sulla mente: esso, in un certo senso, diventa la mente quindi, è come se riuscisse a pensare.

Abbiamo imparato che quando noi esseri umani cerchiamo di cambiare, reagiamo come se avessimo una dipendenza, perché effettivamente dipendiamo dai nostri modi d'essere chimici più familiari. Sai bene che quando hai una dipendenza è come se il tuo corpo avesse una mente tutta sua. Nel momento in cui gli eventi del passato innescano le stesse reazioni chimiche dell'incidente originario, il corpo pensa di rivivere nuovamente lo stesso evento. Una volta che il corpo viene condizionato a essere la mente subconscia, prende il sopravvento sulla mente: esso, in un certo senso, diventa la mente quindi, è come se riuscisse a pensare.

Ho appena parlato del modo in cui il corpo si sostituisca alla mente nel ciclo di pensieri e sensazioni, sensazioni e pensieri. Ma ciò avviene anche secondo un'altra modalità che si basa sui ricordi del passato.

Ecco come funziona: vivi un'esperienza che comporta un carico emotivo; poi fai un pensiero su quell'evento specifico del passato. II pensiero si tramuta in ricordo, il quale successivamente riproduce in modo riflesso l'emozione dell' esperienza. Se continui a rievocare quell'esperienza, ricordi, pensieri, ed emozioni si fonderanno gli uni negli altri e tu "memorizzerai" l'emozione. Per questo motivo vivere nel passato non ë tanto un procedimento conscio, quanto subconscio.

Come si innesca il processo di memorizzazione delle emozioni?

Il pensiero produce un ricordo, il quale a sua volta ingenera un'emozione. Se questo processo si ripete per un certo numero di volte, possiamo definire il pensiero come il ricordo che diventa emozione. In questa maniera l'emozione è ormai memorizzata. Il subconscio gestisce la maggior parte dei processi fisici e mentali che avvengono al di sotto della coscienza vigile. Molte delle sue attività consistono nel mantenere il corpo in funzione. Gli scienziati chiamano questo apparato di regolarizzazione sistema nervoso automatico.

Non dobbiamo pensare consciamente per respirare, per far battere il cuore, per alzare o abbassare la temperatura del corpo o per svolgere uno qualsiasi dei milioni di processi che coadiuvano al mantenimento del corpo sano e in funzione.

Detto questo, credo che tu possa intuire il pericolo insito nell'affidare ai ricordi e all'ambiente a questo sistema automatico il controllo delle nostre reazioni emotive quotidiane. L'insieme delle risposte subconsce di routine è stato variamente paragonato a un pilota automatico e ai programmi in esecuzione automatica nel computer. Queste similitudini vogliono farti capire che è l'esistenza di qualcosa sotto la superficie della nostra consapevolezza, che controlla il nostro comportamento.

Ecco un esempio per chiarire il concetto. Immagina che in gioventù, ritornando a casa, tu abbia trovato sul pavimento il cadavere del tuo cane a cui eri affezionato. Ogni impressione sensoriale di quell' esperienza ti è rimasta, come si dice, incisa nel cervello. Ti ha segnato.

Esperienze traumatiche come questa, ti fanno capire come le emozioni correlate possano trasformarsi in reazioni memorizzate inconsce a sollecitazioni ambientali, che ti ricordano che hai perso qualcosa a cui tenevi. Adesso sai che quando ripensi a quel fatto, ricrei le stesse emozioni nel cervello e nel corpo, come se l'evento si stesse verificando nuovamente. Per attivare quel programma basta un pensiero casuale, una reazione a un evento nel mondo esterno, e tu inizi a sentire di nuovo l'emozione legata al tuo passato dolore. La miccia potrebbe consistere nel vedere un cane che assomiglia al tuo, oppure trovarti in un luogo dove lo portavi da cucciolo. Qualsiasi sia lo stimolo sensoriale, esso innescherà un'emozione. Questi grilletti emotivi possono essere evidenti o sottili, ma ti condizionano tutti a livello subconscio.

Cosi, prima che tu possa elaborare l'accaduto, ti ritrovi di nuovo in quello stato emotivo/chimico di dolore, rabbia e tristezza. Quando ciò accade, è il corpo che governa sulla mente. Puoi usare la mente conscia per cercare di tirarti fuori da quello stato emotivo, ma sentirai comunque di non averne il controllo.

Pensa a Pavlov e ai suoi cani. Nel decennio tra il 1890 e il 1900 lo scienziato russo fece un esperimento di questo tipo: teneva alcuni cani legati a un tavolo per un certo periodo di tempo, poi suonava una campanella e dava loro un pasto abbondante. Dopo aver ripetutamente sottoposto i cani allo stesso stimolo, si limitava a suonare la campanella dei cani, come reazione automatica, salivavano in anticipo sul pasto vero e proprio.

Questa si chiama risposta condizionata e si innesca in modo automatico. Come mai? Perché il corpo inizia a reagire in modo automatico (pensa al sistema nervoso automatico). La cascata di reazioni chimiche che prendono il via nel giro di pochi istanti cambia il corpo a livello fisiologico; e tutto ciò avviene in modo pressoché inconscio, con un minimo sforzo consapevole, o addirittura senza.

Questa è una delle ragioni per cui è cosi difficile cambiare.

La mente conscia potrebbe anche trovarsi nel presente, ma il corpo-mente subconscio sta vivendo nel passato. Se iniziamo ad aspettarci che avvenga un fatto prevedibile futuro in relazione a un ricordo del passato, siamo esattamente come i cani di Pavlov.

Un'esperienza relativa a una persona o cosa in particolare in un preciso momento e luogo del passato determina automaticamente (o autonomamente) la nostra reazione sul piano fisiologico.

Una volta che abbiamo interrotto le dipendenze emotive radicate nel passato, non ci sarà più nessuno stimolo che ci riporti ai programmi automatici del nostro vecchio sé.

Inizia ad avere senso il fatto che sebbene pensiamo o crediamo di vivere nel presente, in verità ci sono buone probabilità che il corpo sia ancora nel passato.

Purtroppo, per la maggior parte di noi, dal momento che il cervello lavora sempre con ripetizioni e associazioni, non serve un grande trauma per spingere il corpo a sostituire la mente. Anche stimoli minori possono innescare reazioni emotive che sembrano essere fuori dal nostro controllo.

Facciamo un esempio. Stai guidando verso il lavoro e ti fermi al solito bar che però ha finito il tuo caffè preferito, quello alla nocciola. Deluso, borbotti tra te e te "com'è possibile che una catena di bar grande come questa abbia scorte cosi esigue di un prodotto molto richiesto". Al lavoro, scopri che un'altra macchina occupa il tuo parcheggio preferito e ne sei indispettito. Salendo in ufficio, nell'ascensore deserto, provi una certa esasperazione nello scoprire che qualcuno prima di te ha schiacciato tutti i pulsanti. Quando entri finalmente in ufficio, qualcuno commenta: "Cos'è successo? Sembri giù di corda." Racconti la tua storia e le persone solidarizzano con te. Poi concludi: "Sono di cattivo umore. Mi passerà."

Il fatto è che le cose non stanno cosi.

L'umore è un modo d'essere chimico, di solito di breve durata, espressione di una reazione emotiva prolungata. Qualcosa nel tuo ambiente (in questo caso la mancata soddisfazione delle tue esigenze da parte del barista, seguita da altri fastidi minori) ha innescato una risposta emotiva. Le sostanze chimiche di quella emozione non vengono consumate subito, quindi il loro effetto permane per un po'.

Lo chiamiamo periodo di rifrazione ed è il tempo che intercorre tra il loro rilascio iniziale e la diminuzione dell'effetto che esercitano.

Ovviamente, quanto più lungo è il periodo di rifrazione, tanto più a lungo proverai quelle sensazioni. Quando il periodo di rifrazione di una reazione emotiva dura da ore a giorni, prende il nome di umore. Cosa succede quando quell'umore recentemente innescato perdura? Da quel giorno ti senti giù di corda e ora ti ritrovi a guardarti attorno durante una riunione del personale, e tutto quello a cui riesci a pensare è che la cravatta di quel collega è orribile e che il tono nasale del capo è peggio del rumore di unghie che grattano sulla lavagna.

A questo punto non si tratta più soltanto di umore.

Ora rifletti un temperamento, vale a dire una tendenza all'espressione abituale di un'emozione tramite certi comportamenti. II temperamento è una reazione emotiva con un periodo di rifrazione di settimane o mesi.

Alla fine, se lasci che il periodo di rifrazione di un'emozione si protragga per lungo tempo, questa tendenza diventa un tratto della personalità. A quel punto gli altri ti descriveranno come "acido" o "rancoroso", come "rabbioso"o "critico". I tratti della nostra personalità, quindi, spesso si basano sulle emozioni passate e perciò, il più delle volte, la nostra personalità (il modo in cui pensiamo, agiamo e sentiamo) rimane ancorata al passato. Cosi, per cambiare la personalità, dobbiamo cambiare le emozioni che memorizziamo. Dobbiamo uscire dal passato.

Quello che è certo è che non possiamo cambiare se continuiamo a vivere in una proiezione di un futuro prevedibile.

C'è ancora un altro modo in cui restiamo bloccati e ci impediamo di cambiare. Infatti, possiamo anche addestrare il corpo affinché diventi la mente per vivere in un futuro prevedibile, basato sui ricordi di un passato noto: cosi ci perdiamo ancora una volta il prezioso "qui e ora". Come sai, possiamo condizionare il corpo a vivere nel futuro. Naturalmente, quello può essere un mezzo per cambiare in meglio la nostra vita; quando facciamo la scelta consapevole di concentrarci su una nuova esperienza desiderata.

Se ci focalizziamo su un evento futuro intenzionale e poi pianifichiamo come prepararci a esso e come viverlo, ci sarà un momento in cui saremo cosi determinati e focalizzati su quel possibile futuro che i pensieri che facciamo inizieranno a trasformarsi in esperienza reale.

Una volta che il pensiero diventa esperienza, il suo prodotto finale è un' emozione.

Quando iniziamo a vivere l'emozione dell'evento prima ancora che accada, il corpo (come la mente inconscia) inizia a reagire come se l'evento fosse in svolgimento. D'altro canto, cosa succede se iniziamo ad anticipare un esperienza futura indesiderata, o persino a farci ossessionare da uno scenario apocalittico basato su un ricordo del passato? Stiamo sempre programmando il corpo a vivere un evento futuro prima ancora che si verifichi. Adesso il corpo non è più nel presente o nel passato; sta vivendo nel futuro: tuttavia si tratta di un futuro basato su costruzioni del passato.

Quando ciò accade, il corpo non riconosce la differenza tra evento reale che diventa realtà e immaginazione. Dal momento che spingiamo affinché salti fuori da ovunque potrebbe provenire, il corpo inizia a prepararsi. E in un modo molto realistico, il corpo è nel bel mezzo dell'evento.

Ecco qui un esempio di come si vive nel futuro restando ancorati al passato. Immagina che ti venga chiesto di tenere una conferenza davanti a trecentocinquanta persone, ma hai paura di stare sul palcoscenico a causa dei ricordi di disastrosi discorsi in pubblico che provengono da un lontano passato. Ogni volta che pensi all'imminente discorso, ti visualizzi sul palco mentre balbetti e perdi il filo dei pensieri. Il corpo inizia a reagire come se quell'evento futuro fosse in svolgimento ora; le spalle si irrigidiscono, il cuore galoppa e sudi copiosamente. Anticipando quel giorno tanto temuto con l'immaginazione, spingi il tuo corpo a vivere già in quella realtà carica di tensione.

Bloccato e ossessionato dalla possibilità di fallire ancora, sei cosi concentrato sulla realtà che ti aspetti, che non riesci a focalizzarti su nient'altro. Corpo e mente sono polarizzati e si spostano continuamente dal passato al futuro e di nuovo indietro. Di conseguenza neghi a te stesso la novità di un meraviglioso risultato futuro.

Per fare un esempio più generalizzato di futuro prevedibile, diciamo che, per anni, ogni nuovo giorno ti svegli solo per scivolare automaticamente nella vecchia serie automatica di azioni inconsce. Il corpo è talmente abituato ad anticipare l'esecuzione di atteggiamenti quotidiani che passa quasi meccanicamente da un compito all'altro. Bisogna dare da mangiare al cane, lavarsi i denti, vestirsi, fare il tè, portare fuori la spazzatura, ritirare la posta.. insomma hai capito. Malgrado tu possa svegliarti con l'idea di fare qualcosa di diverso, non si sa come ti ritrovi a compiere sempre le stesse vecchie azioni come se fossi un semplice spettatore.

Dopo aver memorizzato queste tipologie di azioni per dieci anni o forse più, il corpo è addestrato ad "aspettarsi" continuamente di fare le stesse cose. Infatti, esso è stato inconsciamente programmato a vivere nel futuro (e questo, ad esempio, ti permette di dormire al volante, si potrebbe persino dire che non sei nemmeno più tu a guidare la macchina). Ora, il tuo corpo non può vivere nel presente. E stato preparato a controllarti gestendo numerosi programmi inconsci mentre resti seduto sul sedile posteriore e gli permetti di andare verso un destino noto e monotono.

Per superare le abitudini divenute quasi automatiche, con l'obiettivo di non anticipare più il futuro, è necessaria la capacità di vivere più in grande rispetto alla dimensione temporale.

Il pericolo di vivere costantemente nel passato è che quella modalità ripetuta, quella abitudine lo fa diventare inesorabilmente il tuo futuro

Ecco qui un altro esempio che dimostra come emozioni consuete creino un futuro a loro corrispondente. Sei invitato a una grigliata di Ferragosto. Dovrebbero prendervi parte tutti quelli del tuo ufficio. L'ospite non ti piace neanche un po. Vuole sempre fare il numero uno e non fa nessuno sforzo per non darlo a vedere, specialmente a te.

Tutte le volte che ha organizzato un evento prima d'ora, hai finito col passare ore d'infelicità a causa di questo tizio che pizzicava ogni tuo nervo scoperto. Adesso, mentre guidi verso il ritrovo, non pensi ad altro che all'ultima festa, quando ha interrotto tutti mentre mangiavano per presentare la moglie al volante di una nuova BMW. Sei certo, come hai ripetuto alla tua compagna nel corso della settimana precedente la grigliata, che questo sarà un giorno terribile. E cosi è, infatti. Non ti fermi allo stop e prendi una multa. Un collega rovescia la birra sulla tua camicia e sui pantaloni. l'hamburger che hai chiesto a media cottura ti viene consegnato praticamente crudo.

Ma come potevi aspettarti che le cose andassero diversamente se avevi permesso a quell'atteggiamento (al tuo modo d'essere) di prevalere?

Ti sei svegliato sapendo in anticipo che questa giornata si sarebbe trasformata in un film dell'orrore ed è stato proprio cosi. Ti sei ossessionato per un futuro indesiderato (anticipando quello che sarebbe successo) e hai vissuto nel passato: hai paragonato gli stimoli attuali a quelli che avevi ricevuto in passato, creando cosi sempre più sensazioni sgradevoli.

Se inizi a tenere una traccia dei tuoi pensieri e a scriverli, scoprirai che il più delle volte o stai guardando avanti oppure indietro.

Dobbiamo prepararci a vivere il nostro nuovo futuro, quello che abbiamo desiderato, partendo dal nostro prezioso presente.

Allora ecco qui un'altra grande domanda: se sapessi che stando nel presente e recidendo o limitando i collegamenti col passato potresti avere accesso ai tutti i risultati possibili nel campo quantistico, perché sceglieresti di vivere nel passato e di continuare a creare per te lo stesso futuro? Perché non faresti ciò che è già in tuo potere: alterare mentalmente l'impostazione fisica del cervello e del corpo in modo da poter cambiare tu stesso prima ancora di qualsiasi vera e propria esperienza desiderata? Perché non opteresti per vivere nel futuro che scegli ora, in anticipo? Invece di ossessionarti col pensiero di un evento stressante o traumatico che temi si verifichi nel futuro e che si basa sulle esperienze del passato, lasciati ossessionare da una nuova esperienza desiderata che non hai ancora accolto emotivamente.

Permetti a te stesso di vivere ora in quel potenziale nuovo futuro, al punto che il tuo corpo inizi ad accettare o a credere di vivere nel presente le emozioni elevate di quel nuovo risultato futuro.

Le personalità più importanti del mondo lo hanno dimostrato, migliaia di cosiddette "persone normali" lo hanno fatto e anche tu ne hai le capacità. Disponi di tutti i congegni neurologici necessari per trascendere il tempo, per trasformare tutto questo in un'abilità. Quelli che qualcuno potrebbe definire dei miracoli, io li descrivo come casi di individui impegnati a cambiare il loro modo d'essere, cosi che corpo e mente non siano più un mero archivio del passato ma partner attivi che intraprendono i passi necessari per una vita nuova e migliore.

A questo punto, avrai capito che l'ostacolo principale per cambiare l'abitudine di essere te stesso è il pensare e sentire in base al tuo ambiente, al corpo e alla dimensione temporale. Esistono tantissimi modi per descrivere cosa accade quando ciò che ci circonda, il corpo e il senso dello scorrere del tempo svaniscono e diventiamo "insensibili" al mondo.

Chiedo spesso alle persone con cui lavoro di descrivere i momenti creativi nei quali erano talmente presi da quello che stavano facendo, o erano cosi rilassati e a loro agio, da avere l'impressione di entrare in uno stato di coscienza alterato.

Queste esperienze di solito ricadono entro due categorie.

La prima comprende le cosiddette esperienze culmine, momenti trascendenti nei quali raggiungiamo un modo d'essere che associamo ai monaci e ai mistici. Se paragonati a questi eventi spirituali elevati, gli altri potrebbero sembrare molto più terreni, normali e banali, ma ciò non significa che siano meno importanti. Durante lo svolgimento delle mie giornate e del mio lavoro, questi momenti normali mi sono accaduti molte volte (sebbene non tanto spesso quanto avrei voluto). Quando mi siedo a scrivere, a dare sfogo alla mia creatività, quando vedo o percepisco la soddisfazione negli occhi di chi ho di fronte per il percorso che ha intrapreso, spesso ho in mente anche molte altre cose: il mio intenso programma di viaggio, i clienti, i miei impegni, le mie responsabilità, la fame, il sonno, la felicità.

Nei giorni buoni, quando mi metto a scrivere, le parole sembrano scorrere liberamente fuori da me, è come se le mani e la tastiera fossero un'estensione della mia mente. Non sono consciamente consapevole delle dita che si muovono o della schiena che appoggia contro la sedia. Gli alberi che ondeggiano nel vento fuori dalla finestra svaniscono, quella leggera contrattura al collo non pretende più la mia attenzione e sono completamente focalizzato e assorbito dalle parole che compaiono sullo schermo. A un certo punto, mi rendo conto che è già passata un' ora e più in quello che mi è sembrato un solo istante.

Probabilmente è successo anche a te, magari mentre guidavi, guardavi un film, ti godevi una cena in buona compagnia, leggevi, ascoltavi la tua musica preferita, ti sorprendevi, facevi la maglia, suonavi il pianoforte o semplicemente sedevi immerso nella natura.

Non so tu, ma spesso io mi sento sorprendentemente rigenerato dopo aver vissuto questi momenti, nei quali l'ambiente, il corpo e il tempo sembrano svanire. Con la pratica, possiamo riuscire ad assumerne maggiormente il controllo. Cosi, trovarci nella corrente non avviene più tanto per caso o per fortuna come all'inizio.

Superare gli ostacoli che la mente e la abitudini che noi stessi ci siamo costruiti e in cui noi stessi ci siamo intrappolati per favorire il verificarsi di momenti simili è fondamentale per "perdere la testa' e creare una mente nuova.

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