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  • Massimiliano Becco Gagliardo

La bugia sociale



La menzogna ci rende più umani?

Nel corso di tutta la nostra vita sociale e professionale mentiamo: al nostro capo, ai nostri clienti, ai nostri colleghi, ai nostri amici, alla nostra famiglia. Perché molto spesso vogliamo sedurre o siamo deboli. È come se la menzogna fosse in noi. Ma se non mentiamo a noi stessi, se non rifiutiamo la realtà, il dire bugie è davvero un problema? Quando la bugia diventa patologica? La menzogna è una virtù sociale tipica dell'uomo? Chiunque uno sia, impiegato, psicologo, uomo politico, d'affari ... tutti noi abbiamo mentito e mentiremo molte volte nella nostra vita e con vari pretesti, per vari motivi: per non dire o nascondere la verità, la menzogna per omissione, per guadagnare - o non perdere - un'amicizia o un favore, o per preservare la pace nella coppia ... tante volte! La bugia è parte della natura umana. Molti filosofi ne hanno parlato (Agostino, Kant, Cousin), tutte le religioni la condannano fermamente perché è come uccidere l'anima: la falsa testimonianza è tra i Dieci Comandamenti.

La verità è quindi eretta a dovere, un obbligo per l'umano: la verità del sé, la verità in sé, la verità verso l'altro, sopra ogni altra cosa! Ma noi siamo sempre pronti ad ascoltare la verità, senza bisogno di qualche menzogna sociale? In realtà, la menzogna è universale. Inoltre, l'uomo non è il solo a utilizzarla. Anche gli animali mentono! Questi ultimi la utilizzano per rispondere agli istinti primari (sopravvivenza e riproduzione), le bugie degli animali sono molto sofisticate e non hanno nulla da invidiare a quelle degli umani.

La mimetizzazione del camaleonte, la simulazione della morte di alcuni rettili, ma anche falsi messaggi che possono inviare le scimmie dalla gola bianca o il corvo, gli animali sono in grado di mettere in atto vere e proprie strategie per servire i loro istinti in parte o interamente ereditari o innati. Noi umani proferiamo in media due bugie al giorno, anche se uno studio inglese ne conta fino a sei (più di 2000 menzogne annuali!). È difficile se non impossibile per noi non mentire. Salvo poi creare e immergersi in un mondo di violenza, rancore e instabilità emotiva. Il caos assoluto, il ritorno alla guerra, al comportamento "animale". Vivere con gli altri impone una serie di compromessi, da qui il bisogno di bugie.

L'uomo è legato alla menzogna perché gli si parla anche attraverso la menzogna. Fin dalla tenera età, siamo immersi in un mondo di bugie che, se ci pensiamo, è paradossale. Da un lato, gli adulti creano intelligentemente delle leggende fittizie nella mente dei bambini: Babbo Natale, il topolino dei denti ... Dall'altro, si preoccupano di insegnare loro che non dobbiamo mentire: numerosi racconti della nostra I paradossi della menzogna in infanzia, come Pierino e il lupo o Pinocchio, sviluppano in noi - in modo profondo e inconsapevole - un senso di colpa nel mentire.

Come capire questo paradosso?

Il Pinocchio di Collodi (tradotto in oltre 400 lingue e dialetti) ci mostra, da centotrenta anni, come le bugie possono essere usate per scovare il bugiardo. Predicare il falso per conoscere il vero è anche una frequente elaborazione della menzogna nell'adulto: si tratta in questo caso di confondere il bugiardo usando le sue stesse armi. Le due scene più famose di questa storia sono indubbiamente quelle che hanno dato vita a due menzogne pronunciate come una minaccia da tutti i genitori ai loro figli: "Se dici bugie ti cresce il naso! Ti vengono le orecchie d'asino se non studi! " La menzogna è parallela alla nostra costruzione psichica. È collegata alla nostra identità. Tutti conosciamo l'utilità della menzogna, siamo capaci sia di menzogne verbali che comportamentali, ma fino a che punto siamo in grado di utilizzarle? Lo psicoanalista Carl-Gustav Jung definisce il concetto di persona, questo termine originariamente designava la maschera indossata sul palco dagli attori. La persona, in Jung, è la maschera che tutti indossiamo nella società: l'apparenza che diamo di noi stessi e che media i nostri rapporti sociali (amici, professionisti, amanti). "La persona", scrive, "è ciò che qualcuno in realtà non è, ma ciò che lui e gli altri pensano che sia. " Questa maschera è tanto indispensabile quanto pericolosa: possiamo facilmente prendere noi stessi per quello o quella che non siamo, con il rischio di perdere la nostra identità se il nostro Io non è strutturato in modo solido. Ma siamo pienamente consapevoli dello scopo delle nostre bugie? A che punto confondiamo le menzogne con il tradimento, l'inganno e la manipolazione? Tendiamo a considerare che mentire è un discorso contrario alla verità, con l'intenzione di ingannare l'altro volontariamente.

Ma scopriamo che c'è una moltitudine di menzogne, una varietà di ragioni per mentire, per nascondere la verità e infine una scala, abbastanza ampia, di menzogne accettabili. Si tratta di comunicazione, di capacità di ascoltare e accettare gli altri, o se stessi se si mente a se stessi. La bugia può essere a volte un'arte, a volte un'arma contro gli altri, uno strumento di protezione o addirittura una malattia. Studiando il mondo delle bugie e il loro rapporto con il nostro Io, ho individuato tre forme di bugie: mentire per proteggere se stessi e gli altri, legata alla paura di esistere; mentire per omissione, legata alla dimenticanza di se stessi; mentire negando se stesso, legato al rifiuto della propria esistenza.

Ecco 3 esempi in proposito:

In La vita è bella, Guido, il personaggio interpretato da Roberto Benigni, nasconde la realtà di un campo di concentramento a suo figlio. Gli fa credere di essere in un gioco in cui si può vincere un carro armato. Mente per proteggerlo dalla realtà dell'olocausto. È questa una bugia che mira a proteggere e non sorprende che questo film abbia ricevuto numerosi riconoscimenti.

La serie di successo Mad Men evoca la seconda forma di menzogna: la mancanza di interesse per l'ambiente umano, il cinismo di un'agenzia pubblicitaria e il comportamento della sua equipe che si fonda su pratiche di omissione.

Infine, la vicenda francese di Jean-Claude Romand, che ha ingannato la sua famiglia e i suoi cari per vent'anni (che finirà per uccidere), fingendo di essere un medico in servizio presso l'Organizzazione Mondiale della Sanità, rientra nella terza forma di menzogna.

Mentire per protezione del Sé o dell'Altro è probabilmente la forma di mentire che prende maggiormente in considerazione ciò che siamo e ciò che è l'Altro. In un certo senso, questa forma di menzogna ci fa rispettare noi stessi, rispettando l'Altro. Meglio ferire qualcuno o piuttosto mentirgli? Meglio proteggere le persone "vulnerabili" (bambini, anziani) trasformando la realtà o dire la verità? La seconda categoria è la menzogna di chi chiude gli occhi per non vedere, la bocca per non parlare, le orecchie per non sentire.

La menzogna di colui che alla fine rifiuta qualsiasi dialogo con se stesso e gli altri. Queste tre forme di chiusura costituiscono un inizio di rottura tra sé e gli altri, ma anche con se stessi. Il bugiardo per omissione è convinto di non aver bisogno di vedere, ascoltare o comunicare, iniziando una rottura con se stesso. "So di avere ragione" ... ma sono abbastanza sicuro di finire a vivere nell'isolamento che creo in relazione a certe situazioni. L'ambiguità della comunicazione genera la bugia. La comunicazione è disturbata dalla paura dell'altro e di se stessi.

Questo tipo di bugiardi flirtano con la manipolazione. Il terzo tipo di menzogna è quello che nega le nostre stesse capacità, a causa della mancanza di fiducia in noi stessi. Ci dà l'illusione di un benessere che nasconde, in realtà, un malessere che non vogliamo assolutamente sentire o vedere. È la menzogna di chi non accetta la verità. È quella che ci porta a mentire a noi stessi. Un malessere che finisce per trasformarsi in un non-essere. Il confine con il disturbo dell'identità non è molto lontano. In questa categoria di bugie, la realtà in cui tutti dovrebbero ritrovarsi diventa impossibile da pensare. Si falsifica la propria vita, si mente a se stessi, si rimane nella negazione di certe dipendenze, si rifiuta la propria esistenza e si finisce prigionieri delle proprie bugie. Mentire non è solo un atto vile, riprovevole, amorale.

La bugia è parte della vita.

Della Bibbia e delle sue verità rivelate, i miti della nascita (cavolo, cicogne ...), oppure le storie e le leggende (Babbo Natale, Biancaneve o Merlino...), il bambino su nutre delle bugie.

Molto presto assimiliamo inconsciamente diverse varietà di bugie. La menzogna entra in risonanza e in relazione con il nostro inconscio che, almeno durante i primi anni della nostra esistenza, non è in grado di differenziare la bugia, l'immaginario, la realtà.

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